
Negli ultimi anni, si è registrato un notevole incremento della domanda di insegne luminose, determinando un conseguente aumento dei prezzi di vendita. In alcuni casi, tali prezzi hanno raggiunto quote record, precedentemente riservate al mondo dell’Arte Contemporanea. Questa crescente richiesta, trainata soprattutto dal mercato Americano, da sempre grande fruitore di insegne luminose al neon, ha incentivato i falsari a perfezionare le proprie tecniche, producendo repliche sempre più ricche di dettagli, che inducono il cliente a pensare che il pezzo sia autentico. La situazione è ulteriormente complicata dalla difficoltà delle piattaforme online di offrire un valido supporto ai propri clienti circa l’autenticità degli articoli proposti, spesso a causa della mancanza di competenze specifiche nel settore.
In questo articolo, forniremo consigli a coloro che stanno cercando un’insegna luminosa, ma che potrebbero non avere abbastanza esperienza per valutarne l’originalità. Utilizzeremo come esempio due varianti di insegne Ferrari: una rettangolare con la scritta “Servizio Assistenza” ed un’altra composta da singole lettere, entrambe note per essere frequentemente oggetto di contraffazione.


Partiamo con la versione “Servizio Assistenza”: a sinistra, presentiamo un esemplare autentico risalente alla fine degli anni ’60, in condizioni NOS (New Old Stock), proveniente dalla nostra collezione privata. Benché privo di marcature, è probabile che questa particolare insegna sia stata prodotta dalla Neon Modena, dato che, almeno fino agli anni ’80, la maggior parte delle insegne ufficiali in plexiglass era realizzata da tale azienda. A conferma di ciò, riportiamo una fotografia degli anni ’70, scattata fuori da Cavallari, storico Ferrari Service nel Principato di Monaco, in cui è chiaramente visibile un’insegna identica a quella che presentiamo, attestandone la provenienza e l’autenticità. Questo tipo di insegne veniva realizzato mediante termoformatura, grazie a uno stampo di proprietà del produttore.
Curiosamente, nonostante la posizione del Service in terra “straniera”, e considerando che l’80% della popolazione monegasca ha radici italiane, l’insegna riportava la scritta in italiano, a rimarcare ancora una volta la provenienza del brand di Maranello.

Procediamo ora all’esame dell’insegna riprodotta, visibile nella foto di destra, realizzata mediante una tecnica moderna in cui la grafica viene stampata su pellicola adesiva tramite plotter e successivamente applicata su una struttura in acciaio, illuminata presumibilmente con LED o, se siete fortunati, con tubi al neon. Oltre alla modalità di costruzione, replicabile da qualsiasi laboratorio di insegne con un investimento relativamente modesto, sono evidenti macro-errori nei font, nel cavallino e nelle spaziature. Insegne di questo tipo non sono mai state utilizzate in alcun Service Ufficiale, né in passato né oggi.
La presenza diffusa di queste insegne sul mercato online dovrebbe destare sospetti, considerando che i Service Ferrari sono ancora oggi pochi, e ancor di più in passato quando la rete era molto meno estesa. La domanda quindi sorge spontanea: quanti di questi service potrebbero dismettere le proprie insegne? Un numero ancora più esiguo rispetto a quello iniziale. È pertanto lecito interrogarsi su come sia possibile trovare regolarmente decine di queste insegne in vendita, tutte in condizioni perfette. È fondamentale prestare attenzione, poiché molte di queste falsificazioni presentano adesivi o loghi del produttore (come Neon Modena o altri) apposti senza il consenso di tali stimati produttori, al solo scopo di trarre in inganno i meno esperti. Se scegliete di acquistarle consapevoli della loro natura contraffatta, vi suggeriamo di farlo ad un prezzo adeguato, ma la nostra raccomandazione principale è di evitarle come la peste.
Proseguiamo ora con l’analisi delle insegne a lettere singole, che rappresentano vere e proprie icone sia nel mondo automobilistico che in quello collezionistico. Nelle due foto seguenti potrete osservare due esemplari: nella foto superiore, un’insegna autentica risalente alla metà degli anni ’90, mentre nella foto inferiore, una grossolana riproduzione recente.


La differenza di qualità nella realizzazione è immediatamente evidente, ma cerchiamo di delineare alcune delle differenze più significative. Innanzitutto, la spaziatura delle lettere nella versione autentica è notevolmente più distanziata rispetto alla versione riprodotta. Un altro aspetto rilevante è rappresentato dalla lettera “i” nella versione fake, caratterizzata da un inusuale “puntino” rettangolare di dimensioni notevoli, che copre l’intera sagoma della lettera sottostante. Tale configurazione era in uso solo per un brevissimo periodo negli anni ’50 e non è compatibile con un’insegna moderna.
Poniamo ora l’attenzione sulla tecnica di realizzazione, dove nell’insegna autentica si notano scatolati di alluminio/acciaio attentamente lavorati, nei quali il plexiglass giallo è incastonato e fissato mediante una cornice in alluminio/acciaio. Purtroppo, queste insegne raramente presentavano marchi del produttore, poiché solitamente venivano commissionate direttamente dalle concessionarie a produttori locali di insegne. Questo è in contrasto con le insegne termoformate, che avevano una produzione centralizzata dato l’utilizzo degli stampi. Tuttavia, nonostante questa caratteristica, le insegne a lettere singole risultavano praticamente identiche tra loro, poiché Ferrari forniva dettagliato materiale informativo cartaceo alle concessionarie, per garantire che l’aspetto di un concessionario Italiano fosse analogo a quello dall’altra parte del Mondo.
Per quanto riguarda l’illuminazione di tali insegne, essa avveniva attraverso filo-neon, ovvero neon termoformati che seguivano la sagoma delle lettere per fornire l’illuminazione. Naturalmente, nel corso degli anni, è possibile che un neon si sia danneggiato e sia stato sostituito con tecnologie più moderne per garantire una maggiore sicurezza del sistema.


L’esemplare trattato nell’articolo è infine stato convertito a Led, poichè il nuovo proprietario desiderava tenere accesa l’insegna durante tutta la giornata, senza per questo mettere a repentaglio la sicurezza del suo garage, che come vedete ospita anche una Ferrari 275 GTB.

Desideriamo precisare che l’insegna oggetto dell’analisi appartiene agli anni ’90, ma nel corso dei decenni sono stati apportati diversi cambiamenti nel font, riflettendosi di conseguenza anche sulle insegne. Al fine di non prolungare eccessivamente la trattazione, ci limitiamo a presentarvi un esemplare degli anni ’80. In questo modo potrete apprezzare la differenza nel font, che si evidenzia principalmente nella lettera “i” con il suo caratteristico pallino sovrascritto, ora di forma ovale, e nelle grazie delle lettere “r”.


Se avete curiosità o domande, vi invitiamo a condividerle nei commenti sotto l’articolo.
Buon Collezionismo a Tutti!
Gianmarco Siciliano – CEO
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